
Nella foto un momento della metamorfosi da Onepercent Acoustic Band a Gnu €conomy: Fabrizio Cugia con le maracas e Andy Bigioni con la chitarra classica.
Storia di una band del circuito romano della fine degli anni ottanta che è passata dal funk, Unpercento 1986-87, al blues rock, Onepercent 1988-94, fino all'unplugged 1998-2001, e che ha fatto nascere tante altre band dopo lo scoglimento... Cominciate a leggere la storia dal basso. Redatto da ANDREA GABRIELLI /GNU €CONOMY
Nell’inverno del ’87 purtroppo cominciarono i primi dissapori e le liti. Il Sellaro si sentiva chiuso dalla presenza sempre più invadente sul palco dei fratelli Gabrielli e ogni esibizione diventava un susseguirsi di occhiate all’acido muriatico con conseguenti litigate. Come autore delle musiche voleva, probabilmente giustamente, più spazio, ma sul palco, per ovvi motivi logostici eravamo io ed Adriano a monopolizzare l’attenzione. Nonostante tutto, la produzione di nuovi brani andava comunque avanti, con la composizione di ‘East Asian Funky’, ‘So Hard’ e ‘Don’t Stop’. L’ultima esibizione ufficiale degli ‘Unpercento’ avvenne in un locale di Ostia Antica, il ‘Marylin Club’, nel 4 gennaio 1988. In quel concerto, documentato da un video che stiamo cercando di restaurare, si sperimentarono quelle ultime composizioni, tra cui l’unica versione esistente di una’esotica ma incerta ‘East Asian Funky’.
La rottura della band provocò in me un vero e prorpio shock: mentre il Sellaro decise di buttarsi a capofitto sugli studi di arrangiamento, sulle composizioni Jazz e, soprattutto, sugli odiati, ma imposti, esami di Economia e Commercio, io invece, in preda alla delusione per come erano andate a finire le cose, mi lasciai andare in uno stato catatonico di rifiuto totale per la musica. Erano troppe le speranze disattese e troppo repentina la decisione di mollare il giocattolo costruito con tanta passione ed amore viscerale per la musica. Fabrizio cominciò e dedicarsi alla fusion e Seby a sfornare dischi di musica Rap. Turi, invece, lentamente venne assorbito dai suoi studi di Architettura per lavorare nello studio del padre, perdendo piano piano la pratica con il sax. Peccato. Io nel frattempo, finito il servizio di leva, ero entrato a lavorare come impiegato all’ufficio prenotazioni alla T.W.A. Adriano di li a poco entrò a lavorare per l’American Airlines. Sembrava la fine di tutto.
Nelle foto: in alto l'ultima immagine tutti insieme, da sinistra Adriano, Andrea S., Turi, Seby, Frappa e Andrea G.; nel centro e sotto le foto in bianco e nero per la promozione del gruppo.
Tra le tante corse tra Pavia e Roma, da un club all’altro, tra una registrazione e l’altra, mi ritrovai con le corde vocali a pezzi e con l’udito dell’orecchio destro menomato dagli alti volumi. L’otorino cercò di mettermi in guardia, ma non fu certo questo a frenare l’enorme passione che spingeva lui e gli altri ragazzi del gruppo. Ricordo la sera che suonammo al Luna Park di Ostia che dovetti trangugiare non so quanto Whisky mischiato col latte caldo per alleviare il dolore alla gola e riparare momentaneamente all’afonia.
Migliorava intanto la dotazione musicale del gruppo: il Sellaro acquistò un sintetizzatore Yamaha DX7 che poteva affiancare al Fender Rhodes, Adriano comprò un nuovo basso Yamaha RB3000, Andrea cominciò a rifornirsi di effetti BOSS tra cui un flanger, un chorus, un digital delay, un compressore, un equalizzatore grafico ed un over drive, oltre ad un microfono Sennheiser finalmente all’altezza.
Il gruppo si esibì al teatro-cinema le Ginestre di Casalpalocco (in occasione della mia prima licenza… purtroppo solo 3 giorni per preparare tutto) il 29 Marzo ‘87, che si ricorda per la sfrenata break dance di Seby nell’intermezzo ritmico di ‘Blue Rap’, che poi sarebbe dieventata ‘To the beat y’all’ chiusa da una citazione dance classica: ‘Good Times’. E nel finale della performance, una ‘Roadhouse Blues’ dei Doors un tantinello assassina.
Inoltre, diverse feste dell’Unità a Ostia e Ostia Antica e vari locali (ricordo ‘L’Aragosta’, ‘La Creperie’, ‘Il Luna Park di Ostia’, ‘Da Corsetti a Torvajanica’ e ‘La Risacca’).
Essendo molto appassionato di disegno, cominciai anche a prendere l’abitudine di disegnare le locandine dei nostri concerti ogniqualvolta se ne verificasse l’oocasione. Non ho più perso questo ‘vizio’ e ancora oggi se vedte una mia locandina fuori da un locale sapete chi c’è dentro a suonare.
C’è anche da ricordare un’esibizione estemporanea che si tenne al Pontile di Ostia (registrata da un nostro amico Luca Battistella, alias il Battista) grazie all’invito di ‘Hello Johnny’. Bruno, questo il suo vero nome, era un bizzarro personaggio proprietario di una piccola radio locale e di una televisione privata del litorale, nonchè ideatore di varie iniziative di intrattenimento per l’estate lidense. Lo si vedeva spesso con i pattini a rotelle, ginocchiere e occhiali fluorescenti, per le strade più frequentate del quertiere. Nei locali della sua TV vennero girati (in maniera a dir poco casareccia) i video di ‘Mirages in the sand’ e ‘To the beat y’all’. Curiosamente, proprio la visione di quei video portarono un regista televisivo a contattare il gruppo per chiederne la partecipazione ad una serata di moda (…ehm, non poteva che essere una sfilata di biancheria intima femminile...) al mitico ‘Piper 80’ nell’autunno del ’87 (lo stesso dove nel ‘68 suonò Jimi Hendrix!). C’è da spiegare il motivo di tale interesse: non era solo una questione artistica, ma si da il caso che quando registrammo il video di ‘Mirages in the sand’ ci togliemmo i pantaloni e ci esibimmo in boxer… da qui l’attinenza con la serata. Esiste ancora un video fatto dal buon Sandrone, al secolo Sandro Galletti (tuttofare, da tecnico del suono a fotografo, da facchino a guardia del corpo a gran casinaro), che riporta l’intera esibizione. La scaletta di questo ‘storico’ mini-concerto fu: ‘Mirages in the sand’, ‘Running Around’ e ‘Call me on’, circondati da bellezze non comuni...
Nelle foto: in alto un momento del rap alle Ginestre di Casalpalocco, al centro 'Mirages in the Sand' alla festa dell'Unità del parco di Ostia e per ultima Sandrone Galletti.
Il 31 Gennaio 1987 si tenne una storica esibizione nel salotto di casa Gabrielli con al mixer un altro Andrea, il mio ex compagno di Liceo Andrea Loche, che, come per il Sellaro, per comodità diventerà ‘il Loche’. Più di 3 ore di musica (fin quando non arrivò la Polizia per fare smettere la musica… come i Beatles sul tetto della Apple Records!!!) per salutare la partenza per il servizio militare di Andrea. Infatti il 4 Febbraio ’87 il ‘Geniere’ Andrea Gabrielli partì per Albenga e poi finì a Pavia, ma le registrazioni ed i concerti non si interruppero, anzi (…quante licenze e quanti chilometri sui binari del treno!
Grazie al grande aiuto del Loche, nel 1997 furono composte e registrate (con un Fostex 4 tracce a bobine nel suo salotto) ‘Mirages in the sand’, quasi tutta scritta da me durante una pausa in camerata, ‘I will depend on you’, morbida ballata con un’atmosfera rarefatta, il funky accattivante tipicamente 'Sellariano' di ‘Running Around’ (il testo era ispirato a una biondina che avevamo soprannominato 'Laudrup' che piaceva tanto al Sellaro e che passava i pomeriggi a correre nel campo di atletica leggera sotto la sua 'attenta mirata'), oltre che le nuove registrazioni di ‘Call me on’ e ‘Watch the Horizon’ che vennero, per l’occasione, riarrangiate. Ricordo che quando registrammo il solo finale di 'Running Around' allentai le corde della chitarra fino ad ottenere un suono che ricordava vagamente un sitar! Le Cover più utilizzate dal gruppo nei vari concerti furono sicuramente i due brani di Sting ‘Consider me gone’ e ‘Moon over Burbon street’, tratti entrambi dal meraviglioso album ‘The Dream of the Blue Turtle’ del 1985. Nel franttempo si era formato uno 'zoccolo duro' di fans del gruppo tra i quali ricordo, oltre alla già citata Nadia, Raffaella, Maria Grazia, le due Federiche, Alessandra, i due Luca, Claudio, Valentina, e tanti altri che ora non riesco proprio a ricordarne il nome ma di cui ho ben presente il volto nella mia memoria. Magari se qualcuno di loro dovesse leggere questo post, è pregato di lasciare un commento!
Inoltre, attratti dalle nuove tendenze musicali, iniziò la collaborazione con il rapper Dj Ice One, al secolo Sebastiano Ruocco, un antesignano del genere oltre che grande pittore di graffiti e ballerino di break dance. Al suo attivo, negli anni, si conteranno molti LP e singoli, oltre alla collaborazione con il pluridecorato rapper Frankie NRG. Così venne registrata la canzone ‘(C’mon y’all) To the beat y’all’, pezzo scritto a tre mani, musica del Sellaro, testo del ritornello di Adriano e rap ovviamente di Seby, che ottenne la vittoria assoluta nelle selezioni 1987 di Castrocaro per il Lazio, a Sabaudia, alle quali il gruppo si era iscritto solo per puro divertimento. Tanto il successo del gruppo funky/rap tra tanti Toto Cutugno e Peppino Di Capri in erba, che non solo arrivammo secondi nella selezione (passavano i primi tre) ma la sera stessa fummo invitati ad esibirci nella piazza di Sabaudia nell’intervallo del concerto di Giorgia (non la cantate Giorgia di oggi, ma un’altra che ebbe briciole di notorietà negli anni ’80 grazie a Pippo Baudo…). La cosa, comunque, non ebbe un ulteriore seguito poichè alla band venne proposto, per avere un riscontro commerciale, di scrivere i testi in Italiano e, soprattutto Seby, non aveva l’intenzione di ‘imbastardire’ la sua matrice d’estrazione Bronx (Lorenzo Jovanotti qualche anno dopo farà tanti soldi…).
Nelle foto: in alto il Loche, al centro il concerto del salotto di casa Gabrielli ed in basso Sebastiano Ruocco.
Presto però, a causa degli impegni universitari di Massimo, il gruppo dovette cambiare il batterista e a Massimo subentrò un amico del Sellaro, Fabrizio Fratepietro, conosciuto soprattutto per comodità con il nome di 'Frappa', talentuoso batterista diciassettenne di estrazione Jazz, che in futuro collaborerà con Il Banco, Noa e fonderà i Babyra Soul riscuotendo un certo successo commerciale. Il passaggio delle consegne avvenne durante la prima esibizione ufficiale in un locale pubblico del gruppo al cinema Sisto di Ostia Lido il 4 Dicembre 1986, quando ‘Call me on’ venne suonata da Stefano alla batteria e Fabrizio alle percussioni e ‘Consider me gone’ di Sting da Fabrizio alla batteria e Stefano alle percussioni. Forse è stato proprio quel concerto a darci la consapevolezza dei nostri mezzi: ‘ Call me on’ era totalmente sconosciuta, anche perchè era la prima volta che la eseguivamo in pubblico, ma le circa 1000 persone presenti nel cinema ci accompagnarono cantando l’orecchiabile ritornello del brano. Fu una soddisfazione enorme ed una spinta a continuare sulla strada che avevamo appena iniziato. Per la cronaca Fabrizio possedeva una vecchia batteria argentata Aria.
Di li a poco, dopo aver già partecipato più volte a varie sessioni di registrazione, entrò in pianta stabile nella band Turi Spinozzi, sassofonista tenore dallo stile che ricordava Stan Getz.
Nella foto in alto Fabrizio Fratepietro.
Per tornare all musica, lo stile andava dal soul raffinato al rock, i testi erano in inglese e l’intenzione era quella di eseguire quasi esclusivamente pezzi scritti da noi.
Dopo un periodo iniziale passato a suonare canzoni dei Police, Pink Floyd, Beatles, U2 e tant’altro, il Sellaro un tardo pomeriggio d’autunno si presentò a casa Gabrielli con un foglio pentagrammato con la melodia e le armonie di una canzone nuova. L’entusiasmo era tanto e così io buttai giù il testo. Nasceva così la prima canzone originale del gruppo: ‘Call me on’ e con esso il sodalizio Sellaro-Gabrielli, che funzionò per tutti i brani scritti dagl i ‘Unpercento’. Il primo autore delle musiche ed io dei testi.
Massimo disponeva di un piccolo mixer con un quattro piste a bobine: uniche registrazioni che testimoniano questa prima fase furono i prototipi della stessa ‘Call me on’ ed una nuova composizione lenta e melliflua, ma dalla melodia sicuramente interessante: ‘Watch the Horizon’, per il cui testo mi ero ispirato a un espressione del viso di Nadia e che registrai con la chitarra classica di un'amica, Alessandra Bosco. Sicuramente dietro a molta ingenuità ed inesperienza evidenti, già si potevano però intravedere grande passione e talento. Immediatamente i due Andrea si iscrivono alla SIAE per poter depositare le composizioni.
Il vero e proprio debutto in società si consumò il 26 Ottobre ’86 in una festa privata nel giardino della villa di Nadia Versari, un’amica di liceo, all’Infernetto, quartiere residenziale sulla Cristoforo Colombo, suonando però solo cover e con l’ulteriore collaborazione di un secondo tastierista da noi ricordato come l’Innominato… (grattatio pallorum).
‘Call me on’ piacque molto ad un caro amico che in quel momento lavorava a ‘Radio Onda Sabina’. Sarà lui, Sandro Alongi, Alex, per chi lo conosce radiofonicamente (ricordiamo il lavoro svolto anche presso ‘Radio Luna’, ‘Radio Subasio’, ‘Isoradio’ e, finalmente, ‘Radio Rai’), Piso per noi amici intimi, a propagare nell’etere nel pomeriggio del 24 Novembre 1986, per la prima volta un brano degli ‘Unpercento’, appunto, ‘Call me on’.
Nel giardino di casa Giagnacovo a Casalpalocco vennero anche scattate le prime fotografie ‘ufficiali’ del gruppo dalla mamma di Andrea e Adriano, Simonetta Randisi, che seguirà fotograficamente, con assidua partecipazione, le vicende del gruppo.
Nelle foto: in alto momenti del concerto a casa di Nadia con l'innominato. Al centro 'Piso' con Adriano. Sotto la mitica fotografa del gruppo, Simonetta.
Molti amici ci hanno chiesto il perchè di tale nome. Beh, la storia è sicuramente originale e divertente. Quell’afoso pomeriggio dell'agosto del 1986 Adriano aveva portato una rivista settimanale (tipo Panorama o Espresso) dove erano riportate le statistiche sulle prime esperienze sessuali dei giovani e c’erano diverse fasce d’età con la rispettiva percentuale. Per fare un esempio (non ricordo più le cifre vere), da 12 a 14 anni il 18%, da 14 a 15 il 28% e così via, fino ad arrivare alla nostra fascia d’età. Io ed il Sellaro avevano 20 anni e Massimo ed Adriano 18. In quella fascia, del ‘dopo i 18 anni’ la statistica riportava un laconico 1%. ‘Unpercento’. Ecco il nome della band! Ed eravamo destinati a peggiorare la nostra posizione… a buon intenditore (anche se non ho mai creduto sulla veridicità di quei numeri...). Tanto per rendere giustizia ai nostri eroi, c’è da dire che dopo diversi anni, leggemmo una statistica che ci riabilitava moralmente, assegnandoci delle percentuali ben più nobili e verosimili. Ci sembrava strano che in Italia ci fosse un tale esercito di baby-Rocco Siffredi!
La storia di questo gruppo ha un percorso tortuoso e ricco di cambiamenti. All’inizio è una band pop abbastanza raffinata con influenze funky e rap, che esegue, soprattutto, pezzi originali. Diventerà una Blues Band, e con questa matrice impreverserà nei locali romani per diversi anni e con un certo successo, proponendo quasi esclusivamente cover di Rhythm’n’Blues e Rock anni ‘70. Infine, dopo anni di tentativi abortiti, si trasformò per terminare come un gruppo ‘unplugged’.
C’è da constatare che la band ha sempre cercato di uscire dal ‘mucchio’ e di crearsi un suono ed un’immagine propria. Agli inizi della storia (1986) i gruppi romani che si cimentavano nella musica dal vivo per la prima volta suonavano pressocchè sempre le stesse cose: musica da 'superclassifica show' e 'discoring' o classici del Rock anni ‘70. Noi invece cercavamo un punto d’incontro tra il pop/rock ed il jazz, cosa che in quegli anni facevano grandi nomi come i Crusaders o i Level42. Anche per quanto riguarda la Blues Band, cominciammo a proporre i brani classici del Rhythm’n’Blues in versione Rock, quando nessuno ancora lo faceva (…dopo qualche anno cominciarono a farlo tutti e, probabilmente, ha già stancato da parecchio tempo). E che dire del gruppo Acustico: l’idea era nata già nel ’93. Avevamo già la passione per quello che poi, alla fine degli anni ’90, grazie alle fortunate trasmissioni di MTV, verrà riconosciuto come ‘unplugged sound’. Ma torniamo alla nascita: la band si forma dall'incontro di Andrea Gabrielli (che vi scrive nel blog) voce e chitarra Ibanez Musician, Andrea Sellaro al piano elettrico Fender Rhodes,
Adriano Gabrielli al basso, un'imitazione del Jazz Bass della Fender, e Massimo Giangnacovo alla sua batteria Tama rossa.
Nella foto da sinistra: Andrea Sellaro, Andrea Gabrielli, Massimo Giagnacovo e Adriano Gabrielli
La storia di questo gruppo ha un percorso tortuoso e ricco di cambiamenti. All’inizio è una band pop abbastanza raffinata con influenze funky e rap, che esegue, soprattutto, pezzi originali. Diventerà una Blues Band, e con questa matrice impreverserà nei locali romani per diversi anni e con un certo successo, proponendo quasi esclusivamente cover di Rhythm’n’Blues e Rock anni ‘70. Infine, dopo anni di tentativi abortiti, diventa quella che è adesso, cioè un gruppo cosidetto ‘unplugged’.
C’è da constatare che la band ha sempre cercato di uscire dal ‘mucchio’ e di crearsi un suono ed un’immagine propria. Agli inizi della storia (1986) i gruppi romani che si cimentavano nella musica dal vivo per la prima volta suonavano pressocchè sempre le stesse cose: musica da superclassifica show e discoring o classici del Rock anni ‘70. Noi invece cercavamo un punto d’incontro tra il pop/rock ed il jazz, cosa che in quegli anni facevano grandi nomi come i Crusaders o i Level42. Anche per quanto riguarda la Blues Band, cominciammo a proporre i brani classici del Rhythm’n’Blues in versione Rock, quando nessuno ancora lo faceva (…ora ovviamente lo fanno tutti e, probabilmente, ha già stancato da parecchio tempo). E che dire del gruppo Acustico: l’idea era nata già nel ’93. Avevamo già la passione per quello che poi, alla fine degli anni ’90, grazie alle fortunate trasmissioni di MTV, verrà riconosciuto come ‘unplugged sound’. E, come un ricorso storico inevitabile, ora si sta ritornando gradualmente al vecchio grande progetto delle composizioni originali.